La prima volta che mi sono imbattuta nel “pane con il gelato” è stata sulle isole greche. Lì lo chiamavano “ice cream sandwich” e ho pensato che fosse uno scherzo. Invece no. La brioche con il gelato può essere considerata una delle colazioni tardive dei palermitani, a volte perfino il loro pranzo. La prima volta che ho deciso di provarla non avevo assolutamente idea di come si dovesse mangiare: con il cucchiaio o a morsi, insieme o separatamente. Ero completamente confusa. Alla fine è molto semplice: mangiala come preferisci.
La storia della brioche siciliana è, naturalmente, legata a molte leggende. I siciliani hanno adattato sia la ricetta sia la forma della brioche francese originale. Sulla parte superiore della brioche c’è una piccola pallina che, personalmente, mi ricordava il pomello del coperchio di una pentola. In realtà è molto più romantico: si chiama tuppo, lo chignon femminile, simbolo di un’antica acconciatura.
La prima leggenda, la più diffusa in tutta l’isola, racconta di una ragazza innamorata di un giovane, ma la madre era contraria alla loro relazione. La ragazza allora si tagliò il tuppo, considerato un simbolo di femminilità e bellezza, probabilmente come gesto di protesta o di disperazione. La madre capì quanto fosse forte l’amore della figlia e diede il suo consenso al matrimonio. Dopo questo, secondo la leggenda, i panettieri iniziarono a preparare una brioche con il tuppo sopra, come ricordo di quella storia.
La seconda leggenda è diffusa a Catania. Racconta di un giovane innamorato che riprodusse il tuppo della sua amata sulla brioche. La terza storia arriva da Messina. Lì si ritiene che la forma della brioche sia stata ispirata al seno di una donna.
