Adoro le fontane e le statue. E Palermo mi ha fatto un regalo meraviglioso: la Fontana del Genio di Palermo in Piazza Rivoluzione. È elegante, affascinante e incomprensibile, proprio come la sua storia.
Il Genio è lo spirito e il simbolo della nostra città. Una volta ho cercato di spiegare a un mio amico di Roma chi fosse, ma non è stato affatto semplice. Continuava a soffermarsi sulla parola Genio e non riusciva a capire che qui non è una caratteristica, ma piuttosto un nome simbolico, che per ogni palermitano è assolutamente naturale. Un Genio che si chiama Genio: è una cosa tipicamente palermitana.
Esistono diverse leggende sul nostro Genio. La più famosa racconta di un viaggiatore che, vedendo dal mare una terra fertile e ricca, decise di stabilirsi lì e fondò Palermo.
A me piace di più un’altra versione, la più antica. Molto prima del Cristianesimo e perfino prima dei Romani, si credeva che ogni luogo avesse il proprio spirito: il genius loci. Una persona, una casa, una famiglia, una città: tutto aveva il proprio genius. Le persone gli offrivano sacrifici e gli chiedevano protezione e prosperità. All’epoca la parola genius aveva un significato molto più ampio di oggi. In latino indicava letteralmente lo spirito che accompagna la nascita.
I palermitani si sono sempre rivolti al Genio per chiedere aiuto. A un certo punto il governo fece addirittura rimuovere la statua dalla piazza, temendo i desideri degli abitanti che pregavano per la caduta della dinastia borbonica. Ma non servì a nulla: i Borbone furono rovesciati con l’arrivo di Garibaldi e, poco dopo, il nostro piccolo Genio tornò al suo posto in Piazza Rivoluzione.
Si dice che in città esistano moltissime immagini del Genio: affreschi, bassorilievi e tre statue principali. Io, per ora, ho trovato solo la mia preferita, quella con la fontana, e la seconda a Villa Giulia. A quanto pare, la terza si trova alla Vucciria, ma non ci sono ancora arrivata.
